Diari dal Sud

 

E’ un giorno speciale nella scuola di Kaniaka…

proclamazione della scuola di kaniaka

proclamazione della scuola di kaniaka

E’ un giorno speciale nel villaggio di Kaniaka, nella Rep. Dem del Congo. Arrivando in jeep sempre gli stessi colori,  uomini in bici incontrati lungo la strada, le donne cariche che lentamente camminano verso il pozzo, insomma la frenetica immobilità del tempo africano.  Qualcosa di diverso è nell’ aria, tutti con degli strani sorrisi, i maestri fermi in cerchio a discutere animatamente, neanche il tempo di scendere e il direttore della scuola mi chiede di seguirlo in ufficio con uno sguardo timido come se non volesse farsi sentire dal resto del mondo. Io e Desirè , animatore responsabile dell’educazione di AMKA Katanga, ci guardiamo curiosi.

Cos’è questo fermento ? Il direttore ci invita a sederci e colta da un’ irrefrenabile curiosità mi siedo senza salutare o guardarmi intorno.  Il suo sorriso discreto e distinto come sempre ci teneva in attesa finchè non sceglie di tirar fuori le prime parole : “ Abbiamo ricevuto i risultati degli esami di stato della sesta classe dal ministero dell’ istruzione e… 59 alunni su 61 hanno passato con ottimi voti l’anno, complimentandosi perché la nostra scuola è una delle migliori della regione !”. Per l’emozione e la soddisfazione era riuscito a dire tutto in una frase, colpendo noi con la grande notizia. L’aria di fermento che era intorno a noi si è subito trasformata in festa e soddisfazione dopo un anno di lavoro, di sacrifici ora i sorrisi degli insegnanti avevano già ripagato tutto in pochi minuti.

Senza troppa esitazione si decide il giorno della proclamazione, con estrema efficienza parte di già il messaggio verso i villaggi più lontani per avvisare che il lunedì successivo i ragazzi della sesta erano attesi per la proclamazione, forse le belle notizie hanno le gambe più veloci e sono in grado di abbattere le distanze che ogni giorno i bambini fanno per arrivare fra i banchi.

E’ lunedì. Sono tutti in classe e entrando rimango stupita perché seduti fra i banchi di legno non erano solo i ragazzi ma l’aula era piena di seriosi genitori, maestri , direttore, vice direttore. Si da inizio ai discorsi alla parole che forse da un anno alcuni maestri erano in attesa di pronunciare. Ogni nome pronunciato per la proclamazione si trasformava in un grido di gioia e festeggiamenti come se tutta quella soddisfazione per aver raggiunto un traguardo importante dovesse esplodere in qualche modo.

Nel momento della proclamazione ad ogni ragazzo veniva regalato un piccolo zainetto che nell’ emozione del momento ognuno di loro anche i più duri diciassettenni stringeva a se quasi nel voler stringere la loro grande realizzazione. Finiti i  risultati e i ringraziamenti del caso, la mia attenzione si sposta sulla classe, che avevo nel frattempo perso di vista nella confusione, alzando lo sguardo vedo piangere alcune mamme e ridere in modo sguaiato  quei pochi papà presenti per l’occasione.

Pochi minuti  quando tutto sembrava finito e una delle mamme dal vestito coloratissimo si alza in piedi,parlando veloce in swahili e rivolgendosi alla classe con un tono forte così deciso quasi da spaventare. Io corro vicino a Desiré per una traduzione anche se i suoi movimenti sembravano parlare. “ Questo, è un giorno di festa per tutti noi , abbiamo fatto sacrifici per mandare a scuola i nostri figli, abbiamo lavorato di più nei campi per farli essere qui e loro si sono impegnati molto.

Oggi dobbiamo festeggiare perché hanno fatto come noi quando piantiamo nei campi aspettiamo tutta la stagione, vediamo passare le piogge e alla fine andiamo a raccogliere; quando tornate a case festeggiate i vostri figli come io farò con il mio perché quest’anno è stato un buon raccolto e forse loro andranno in città e sapranno parlare francese così troveranno un lavoro. Ora danziamo…” E da li è iniziato un lungo canto dalle parole incomprensibili che suonavano solo di gioia. Credo che quella mamma più di tutti noi aveva dato il giusto senso alla giornata della proclamazione della scuola di Kaniaka.

Elisa Mannarino

 

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