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C’E’ UN AFRICA CHE RIDE

C’E’ UN AFRICA CHE RIDE

Cʼè unʼAfrica che ride quando non te lo aspetti, quando carico di curiosità e tristi certezze ribalta il tuo mondo e ti immerge nel suo.

“Ne ho vista sofferenza ma qui è diverso, qui è tutto amplificato” mi dicevo mentre tra una buca e lʼaltra mi lasciavo trasportare tra le grulle pianure del Katanga, ero certo che questa avventura mi avrebbe sconvolto, i bimbi sporchi e malnutriti, le mosche a pranzarne, arido tutto intorno.

Vero tutto questo, è la prima cosa che ti assale la mente, la seconda è però strabiliante, loro, i bimbi, tutto questo non lo notano.

I bimbi vogliono giocare, i bimbi amano la vita e chi se ne frega se i piedi sono gonfi e doloranti per via della fungia  (pulce penetrante) o se ti senti fiacco per via della malaria.

Escono dal pre-scuola e ci chiedono un pallone, uno vero che rimbalzi invece che di plastica e stoffa qui è un lusso, lo calcio in aria e accendo i loro occhi, un fitto vociare giocoso e la palla che vola avanti e indietro nel vasto piazzale di Kaniaka.

Questi bimbi non conoscono stanchezza, la fatica è compagna di vita laddove nulla è a portata di mano. Cʼè persino chi corre col fratellino più piccolo sulla schiena, in Congo è normale per i giovani farsi carico della famiglia.

Ridono i nostri bimbi, occhioni e denti bianchi brillano sul volto nero come la notte.

“Abari?” “Muzuri!” (“Come va?” “Bene” in Swahili), non conoscono altra risposta. Uno sciame in festa impazza intorno a me e mi riempie il cuore, non sono abituato a tanta gioia nella ingessata Italia.

Cʼè unʼAfrica che ride al di là dellʼincertezza.

Cʼè unʼAfrica che ride al di là della paura.

Cʼè unʼAfrica che ride insieme a noi e non grazie a noi, è questo ciò che mi realizza.

Cʼè unʼAfrica che ride oltre il nostro immaginare, chiudo gli occhi e la sento dentro di me.

Cʼè unʼAfrica che ride e almeno oggi io ne faccio parte, che splendida giornata…

Jambo!

Manlio

 

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